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sabato, 05 luglio 2008
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portulaca doppia

 

ibiscus viola con ape

 

basilico timo origano peperoncini

 

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pervinca

 

gelsomino

 

ibiscus rosso

 

petunia

 

portulache

 

artù 1

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mercoledì, 02 luglio 2008
Postato da daphnee

Erano cicatrici profonde quelle che scorgevo nei suoi occhi belli. A volte non riusciva ad abbracciarmi, ma il suo sguardo era felice quando la sorprendevo con gesti e parole affettuose. Tante volte l'avevo ascoltata narrarmi la sua vita, ricordi amari come fiele, altri dolci come miele. Rachele era cresciuta troppo in fretta: donna, madre, poi vecchia..Mi diceva che avrebbe voluto morire a 40 anni , perchè dentro aveva troppo dolore, era morta almeno tre volte ed altrettante era resuscitata. Da ragazzina era andata a vivere da una vecchia zia a cui aveva fatto da figlia ed infermiera. Rachele sapeva cucinare, fare le flebo, ricamare, amava il disegno e leggere,ma aveva paura dei topi che sentiva camminare di notte e di trovare morta la zia una mattina svegliandosi. Troppe responsabilità a quell'età per sfoggiare qualche vestito nuovo lungo la via principale del paese badando bene di non dar retta agli uomini che l'avrebbero ingannata. Ma come tutte le ragazzine si innamorò di un bell'imbusto che sapeva baciare troppo bene e a 19 anni era già madre,giurando però a se stessa che non sarebbe stata come la sua, ma aperta al dialogo, autonoma, non triste e depressa. Chi era quell'uomo di cui si era innamorata? E lei chi era diventata? Moglie,madre,nuora perfetta per gli altri,ma non per lui,una bellissima donna per me e gli altri,ma non per lui..Esigente,mai contento,fuoco e tormento. Quante notti l'avevo sentita piangere al telefono, era diventata pelle ed ossa.Non avevo mai visto fumare nessuno quanto lei,pangere così tanto per un uomo, che ai miei occhi non la meritava,ma che Rachele amava ed io per rispetto sopportavo. e provavo a capire. Due volte l'aveva perso, quando era stato in coma per un gravissimo incidente sul lavoro e dopo che si era ripreso disconoscendola, umiliandola, mortificandola con i suoi comportamenti egoistici,privi di responsabilità e rispetto. I capelli chiari di Rachele erano diventati grigi e spenti.Dov'era quel sorriso che mi aveva incantato,quell'allegria contagiosa che metteva in chi per un attimo le stava vicino? Non mangiava più ,dormiva sempre,fumava e piangeva dandosi colpe che non aveva. E ho provato a tirarla dai capelli perchè sembrava  voler chiudere gli occhi per sempre, ho avuto paura di perderla ,ma lei pian ,piano per i suoi figli era rifiorita uguale e diversa, sprezzante, disincantata,disillusa,più forte e matura. Quante bugie dice la vita ,mi diceva,quante bugie dicono gli uomini. Forse non aveva amato abbastanza,forse non era stata affettuosa abbastanza , ecco perchè lo stava perdendo, si diceva. Aveva ricevuto calci dalla vita,volevi morire a 40 anni eppure l'aveva ripreso in casa, perdonandolo forse. E chi può giudicare cosa sia giusto fare o disfare.Rachele dalle mani d'oro, che aveva imparato persino a guidare i camion ed aveva pianto come una bambina alla morte accidentale del suo gattino. Si immaginava scomparire all'improvviso per un brutto male e mi diceva :"niente fiori al mio funerale" e che dovevo essere io a parlare,spiegare ai suoi figli.

Anima bella e pulita che parli con me al telefono per ore sul senso della vita,dell'amicizia,dei figli,ti regalerei non la dolcezza di una notte d'amore, ma la dolcezza ,che non hai avuto, di una vita intera e RISPETTO infinito,che ti colmassero gli occhi ed il cuore. Quanta vita ancora e bellezza da vedere,magari ti sposerà in chiesa un giorno come t'aveva promesso,ma per te ormai non ha più importanza...Un giorno magari ti bacierà sulle labbra con lacrime di vero Amore chiedendoti perdono. " E' stato un bastardo che baciava troppo bene, mi dicevi, e mi ha rubato il cuore,è sua la mia vita,la mia gioia ,il mio dolore"

A te amica mia che hai toccato il fondo e sei risalita dignitosamente difendendo il tuo mondo con le unghie ed i denti, a te ,alla tua luce e forza, al tuo coraggio ed alla tua ironia (comprese le lasagne ai capperi ed i gamberoni ) auguro la Serenità per sempre, quella stessa che pian piano stai ricostruendo dentro ed attorno a te.

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sabato, 28 giugno 2008
Postato da daphnee

I miei figli erano letteralmente incantati dal carisma dell’olandesina. Mi incitavano a fare amicizia e a parlarle. Così tra una parola e l’altra venne fuori una scommessa: il grande l’avrebbe invitata a ballare un lento anche se lui era diciassettenne e lei trentaquattrenne. Scherzando sospirava “Ah, se fossi stato più grande!” e insieme ad i fratelli commentava ogni suo sorriso ed espressione. Il cibo era veramente squisito. Un giovane cameriere molto carino, somigliante a Toni, il calciatore della nostra squadra nazionale, lanciava occhiate spesso alla mia scollatura e tutte le volte che si avvicinava portando le pietanze ne approfittava per scambiare qualche parola con me, cosa che non passò inosservata alla maggiore delle mie figlie che, infastidita, disse al fratello che se il belloccio non avesse smesso di corteggiarmi gli avrebbe “mmiscato” ( lo avrebbe picchiato). Tra un pasto e l’altro c’era della bella musica a volte cantata dal vivo, altre proveniente da un pc, in cui venivano scaricate le foto fatte agli sposi e agli invitati per poi proiettarle su una parete, mossa ingegnosa per evitare noiose visite dopo il viaggio di nozze,  a parenti ed amici per far vedere foto e filmino. Seppi che lo sposo aveva suonato in una rock band qualche anno addietro, ma il suo aspetto ed il fatto che cantasse spesso me l’avevano già fatto intuire. L’avevo conosciuto il giorno prima e c’era stata subito simpatia tra noi, nemmeno il tipico imbarazzo di chi si era appena incontrato. Parlandomi aveva spesso ripetuto il mio nome, che acquistava una musicalità particolarmente bella col tono della sua voce. Mi commosse molto quando cantò benissimo la canzone “With or without you” degli U2, dedicandola alla moglie. Le note facevano vibrare l’aria intorno, così come il suo sguardo emozionato ed innamorato che fece scendere qualche lacrimuccia alla neo-sposina. Guardavo quelle espressioni, quell’entrarsi dentro gli occhi, come non ci fosse nessuno attorno,la musica  rendeva tutto magico e molto emozionante. Poi ballarono qualche lento e mio figlio perse la scommessa perché non ebbe il coraggio di invitare Heidi in quanto a ballare erano solo gli sposi con i rispettivi genitori. Il giovane e bel cameriere continuava sfacciato a giocare con gli sguardi e per attirare la mia attenzione o forse per il “troppo caldo”, nonostante l’aria condizionata , fece cadere qualche posata quando mi fu vicino , ed io gli sorrisi. La serata si concluse verso l’una e trenta in modo molto piacevole. Gli sposi all’uscita del locale, sotto un cielo meravigliosamente stellato,  diedero le bomboniere, che scoprii essere un’offerta di beneficenza per “Operation smile”. Tornando a casa, nel cielo nero spiccava la luna perfettamente a metà e l’odore degli oleandri era forte ed intenso come quello della mia tanto amata terra. Il mare era sempre là, spettatore sereno di ogni divenire. Mentre osservavo tutto questo, in mente mi tornarono le parole dello sposo, che sentii mentre due amiche gli chiedevano perché si fosse sposato. Lui aveva risposto, cercando con lo sguardo la sua metà, intenta a parlare con un altro gruppetto di amici; <<Perché la amo e lei con me è libera di esprimere se stessa e il suo io più vero>>. Pensai che forse questi tempi di oggi non sono solo tempi d’apparenza, egocentrismo e superficialità, ma per tanti  anche di ricerca e vera realizzazione del proprio io, un cammino verso una nuova consapevolezza di vivere con se stessi e gli altri. Sorrisi felice con la notte all’arrivo di un nuovo giorno..
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giovedì, 26 giugno 2008
Postato da daphnee

Arrivammo in chiesa a metà cerimonia, il caldo aveva rallentato i nostri ritmi. La chiesa solo a guardarla  dava un senso di frescura con gli addobbi floreali  di girasoli e fiori bianchi e gli affreschi azzurri e dorati. Mi rifugiavo spesso tra quei colori quando l’afa pareva soffocarmi. Gli sposi erano lì innanzi all’altare, bellissimi e particolari, entrambi con i capelli lunghi che arrivavano sotto le scapole. Lei pareva una bella e dolce sposa dei dipinti di Botero. Indossava una casacca, dei pantaloni ed un cappellino color oro,con degli infradito  semplicissimi senza tacco,niente di pacchiano ,anzi molto delicato da vedere. Lui era magrissimo, bassino,  con dei pantaloni chiari ,una camicia ed una fascia viola in testa che portava indietro i capelli neri. Credo che avessero  poco più di una trentina d’anni.

All’uscita dalla chiesa gli sposi furono accolti dagli invitati  con manciate di riso,coriandoli ,petali , palloncini colorati ed applausi. Dopo aver salutato tutti salirono su un harley davison blu  e andarono a farsi qualche foto sulla spiaggia in compagnia di un tramonto spettacolare. Osservavo la varietà degli invitati di tutte le età, chi vestiva in jeans ,chi in modo raffinato ed elegante. Gli amici degli sposi erano tutti con i capelli lunghi,le ragazze con la pelle fresca e soda.  La mia attenzione fu attirata da due bellissime donne molto diverse tra loro:l’amazzone e Heidi. L’amazzone era una bellissima mora,molto alta  dagli occhi verdi ed i capelli neri,indossava un abitino bianco e stivali marroni. Attirava l’attenzione degli uomini presenti,  poiché la trasparenza dell’abito stuzzicava l’immaginazione e inviperiva qualche moglie o fidanzata gelosa  che alla frase: ma come si fa a non guardarla è uno spettacolo! avrebbe volentieri mollato un ceffone al  proprio compagno. Heidi era invece bionda ,il viso straordinariamente dolce, indossava un abito giallino a fiori, con un corpetto aderente che metteva in mostra un seno prosperoso ed era allacciato sulla schiena,la gonna invece era larga e lunga ,mi ricordava un’olandesina. Mi guardava spesso Heidi sorridendomi e attirandomi con la sua solarità. Le zanzare, che stavano cominciando a fare scorpacciate delle mie gambe, furono una scusa per parlarmi, si sedette accanto invitandomi gentilmente a spruzzare la sua bomboletta di autan sulle mie braccia e gambe per evitare il fastidio.  Era bella, veramente bella, più la guardavo e più ne percepivo la bellezza interiore che veniva fuori anche nella voce allegra che ti faceva entrare nella sua armonia. Giunti all’agriturismo,luogo dove dovevamo cenare, notai che uno degli invitati mi gironzolava attorno con discrezione,cercando di attirare la mia attenzione con i discorsi che faceva ad alcuni suoi parenti anziani un po’ snob. Aveva espressioni e modi di fare che mi ricordavano Berlusconi, mi veniva da sorridere tutte le volte che si toccava il colletto ed i polsini della camicia e parlava con accento nordico.La madre dello sposo prima di farci entrare nel locale ci diede il benvenuto leggendoci il menù in siciliano:  Sutta (sotto) ‘nu cielu arricamatu (ricamato) i stiddi (stelle) e baciatu di ‘nu spicchiu i luna, semu riuniti p’ augurà futtuna (fortuna) a sti ddu (due) figghii (figli) ca si vonnu beni e giurare a Diu di stari sempri ‘nsemi. Ma si sapi che a panza(pancia) vacanti(vuota)  nun si canta missa e nun si po’ annari avanti perciò assittamuni(sediamoci) e favuremu tutti quanti! P’accuminciari (per iniziare): apiritivu ccu l’ulivu cunzatu (ripieno), ccu i sfogghiceddi (sfogliatine) ccu l’ancioi (acciughe) salati,ccu tunnu (tonno),ccu i funci(funghi) e tanti autri (altri) priparati.Cuntinuamu ccu l’antipasti du viddanu (contadino):, pani abbruscatu(bruschette), tumazzu arrustutu (ricotta infornata), pumi d’amuru sicchi(pomodori secchi), salami e primu sali a spicchi(formaggi freschi). Na ‘ticchia (un po’) di risu a’nsalata, mulinciani (melanzane) e pipi (peperoni) chini (ripieni) e ammugghiati, capunatina chi cchiappari (capper)  lipariti (di Lipari) ,virdurini fritti e arrustuti. E poi addumamu (accendiamo) lu fucuni e rustemu (arrostiamo) canni a tinchitè (sazietà): sosizza (salsiccia), castratu, viteddu e maiali,patati e ‘nsalina mista spiciali. PPi finiri sta manciata pizzuddi i frutta gelata (sorbetto al limone con frutta gelata). All’ultimu ‘nni facemu a bucca duci cca torta,ccu spumanti e , cari amici, diggistivu o cafè p’aggiustari tuttu stu casinu di manciari (cibo)! Ccu tantu sentimentu a ccu è invitatu, da parti di la sposa e di su maritu!!

I posti all’interno del locale erano segnati ai tavoli con delle pietre di mare lucidate con sopra una coccinella ed il nome di ogni commensale. Eravamo una cinquantina ed Heidi e l’amazzone capitarono sedute proprio di fronte al nostro tavolo…..

                                                                         Fine prima parte

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lunedì, 23 giugno 2008
Postato da daphnee

Quella sera scrisse poche righe al capitano. Sentiva un dolore sordo dentro ed un abbandono, sapeva che lui l'avrebbe capita, sapeva che le sue parole l'avrebbero riequilibrata. Era stato così sin dalle prime volte in cui lei gli descriveva le sue sensazioni sulla pelle del cuore e dell'anima. Lui con grande delicatezza ricuciva i piccoli strappi  che il vento giocando le procurava . Avevano in comune una sensibilità color blu cobalto, un amore viscerale  per l'anima delle cose, delle pietre, delle piante, della pioggia , della gente. Capitava che si Sentissero, si chiamassero e si leggessero con discrezione senza poi dirsi niente, aspettando il momento giusto per rilasciare quella grande stima, amicizia e rispetto come fosse l'abbraccio avvolgente di un'onda. Quella sera aveva pianto ,lui non lo sapeva, ma le aveva dato coraggio e lei l'aveva accolto e trasformato in energia e luce che sapeva mettere negli occhi e nel sorriso, rilasciandoli piano a chi le stava attorno. Il capitano aveva lo sguardo che a volte  si assentava dal mondo che lo circondava. Lei lo vedeva e le pareva di scorgere tristezza ed un dolore sottile in quegli occhi profondi. Forse erano il vuoto e l'apparenza che lo circondavano, forse l'indifferenza della gente,forse vecchie ferite di inesperto marinaio, che  era diventato capitano, riconosciuto e rispettato dal  signore mare. Riconosceva quel suo mondo interiore e quel battito di mare,lei gli vedeva le ali e poi qualcosa ,che era certa,solo per poco ancora ,non gli permetteva di volare per sempre. Sapeva che erano sulla buona strada tra le parole taciute  che componevano una musica  dolce, coinvolgente chi aveva conosciuto le tempeste di mare. E quando lei gli raccontò i suoi sogni, nei suoi occhi vide una luce diversa. Era felice per lei,  per quei passi uno dietro  l'altro in quel camminarsi dentro, un viaggio verso qualcosa che era pienezza e libertà come volo gentile  di rondini che ricamava i drappi di cielo colorato di azzurro,di arancio,di rosa e viola, annunciando la primavera e poi l'estate,una nuova bellissima estate di mare. Ci sarebbero state altre belle serate come quella trascorsa tra amici,canzoni nostalgiche e sorrisi, umidità ,odore di salsedine,scimmiette danzanti, un piacevole ritrovarsi ancora una volta tra spiaggia e mare, con una luna splendente in un cielo nero e sereno. Lei gli disse che la prossima volta ci sarebbero state le fiaccole ad illuminare dolcemente la serata e odore di citronella,canto di grilli ed il frinire delle cicale. Riguardò la bellissima foto scattatogli da un  amico  e l'inviò alla sua tana immaginando il suo sorriso nel ricordare la prima sera dell'inizio di una nuova  estate. Si sentiva abbracciata ancora una volta dalla vita, da chi l'amava e le pareva di percepire il profumo della sua anima di zagara o forse dei fiori colorati del suo vestitino che rallegrava ed alleggeriva l'aria,il tempo ed i pensieri

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martedì, 17 giugno 2008
Postato da daphnee

Sms: Antonella sta andando via. Prega perchè abbia Luce

Parlai di lei qui quasi un anno fa. Era agosto, aveva voluto rivedermi dopo anni di lontananza fisica, dato che viviamo in città diverse. La sua vita è stata piena di grandi dolori: la perdita del padre da bambina, la sua grave malattia, poi finalmente arrivò la gioia più grande: l'incontro con l'Amore e la nascita miracolosa di una bellissima bambina nonostante la chemioterapia. Pensavo a questo anno, a questo mese.. giugno odoroso di tigli, un giugno incerto, vivo nei colori, particolarmente intenso di vita e di emozioni per me. La luna è sempre più grande nel cielo, lo stretto è bellissimo, il grosso geco viene fuori dal suo nascondiglio dietro il vaso e si mostra meno timido guardandomi negli occhi tranquillo. Osservo tutto attorno a me, osservo la vita respirare piano, poi forte come i vagiti di un bimbo appena nato e c'è silenzio che fa bene e che fa male mentre i pensieri si adagiano tutti su questo mio cuore malandato, troppe volte quest'anno straziato. Quante prove e perdite quest'anno  e continuo a non cercare un senso per non impazzire di dolore, continuando a nutrire la mia fede ed il mio spirito turbato. Ma questa vita mi martella di grandi gioie e terribili dolori, mi riempie di Amore e di abbandoni riempiendomi e svuotandomi come fosse tutto uno strano gioco. Cercavo i tigli ,il loro profumo per calmarmi , cercavo la leggerezza delle farfalle, delicate e variopinte creature piene di grazia e bellezza. Avevo trovato una storia da raccontarle, da raccontarmi,per darmi coraggio e darle coraggio. Ma la storia di Antonella ed i suoi 39 anni di sorrisi e dignità mi lascia senza parole ora. Il dolore resta muto, la preghiera si leva in alto come un pianto dolce e sommesso, qualcosa dentro me non muore, anche se troppi dubbi hanno minato la mia forza. E sono ancora qui e mi lascio andare in questo fiume in piena che mi trascina verso il mare che mi attende. Mi sembra un delirio curativo ed incosciente questo mio innamorarmi continuamente di ciò che nasce e muore e si trasforma e mi trasforma e sembra tutto inutile questo disperarsi,quella ricerca e quell'attesa. Il mio bicchiere è mezzo pieno, anzi l'acqua che mi disseta arriva al bordo quasi traboccando ed io la bevo senza perderne una sola goccia, fino alla fine, fine alla fine. E c'è tempo per ogni cosa che deve essere vissuta e forse credere che sia stata interrotta è solo un'illusione. Devono riposare i miei pensieri ora ed avere pace, niente più domande e tormenti. Guardo la luna, cerco il barbagianni, i tigli profumano ancora, i tigli profumano ancora...

A te coraggiosa Donna che non ho visto mai disperarsi , a te il cui sorriso luminoso infondeva speranza e voglia di vivere negli altri, a te ed a mia cugina che ti ha tanto amata, racconto ora una fiaba, una storia come quelle di quando eravamo bambine  che ci aiutavano a sognare, a vivere e superare le difficoltà. Arrivederci splendida farfalla...

Il tiglio

In una città come tante, piena di case, brulicante di persone che girano indaffarate, a volte troppo impegnate nelle loro attività quotidiane, accadde un fatto speciale, degno di essere raccontato.
Per descrivere bene questa storia immaginiamo di fare un salto nel passato, di essere in volo su questa città e di planare dolcemente verso una di queste case. E’ notte e la città è bene illuminata. Scendendo in questo nostro volo magico sorvoliamo tante case: in ognuna di queste potremmo osservare tante vicende a volte belle, altre volte meno piacevoli ma sempre storie che sarebbe bello poter ascoltare e comprendere.

Il nostro volo termina, finalmente, su una casa alla prima periferia della città.
E’ una bella casa vicino ad un folto bosco ed a un fiume che scorre tranquillo, illuminato da una luna particolarmente splendente in questa notte mite di primavera.
La notte, come sempre, in questa zona è silenziosa e tranquilla. Solo il rumore lieve del vento primaverile e delle frasche degli alberi interrompe il silenzio.
Nel giardino di questa casa c’è un grande tiglio che la sovrasta come a proteggerla. Tante volte gli abitanti di quella casa si erano riparati sotto le sue foglie fitte nelle giornate calde estive o si erano abbandonati ad odorare i profumi provenienti dai suoi fiori.

Quella sera sembrava non esserci nulla di diverso dal solito ma a ben osservare qualcosa stava accadendo. Su uno dei rami più nascosti del tiglio c’era un bruco raggomitolato.
Quella notte pareva essere l’unico essere vivente a non dormire e a non godere del tepore di primavera che già s’iniziava a respirare.
Il bruco era molto agitato. Da giorni stava strisciando sui rami del tiglio senza trovare un compagno con cui giocare o semplicemente scambiare qualche parola.
Se ne stava sempre nascosto fra le foglie perché temeva che le gazze, che si aggiravano nella zona, potessero essere in agguato per ghermirlo senza pietà.
Questa sua ovvia precauzione rendeva ancor più difficile per lui stabilire rapporti e relazioni con chicchessia.
Per questa sua solitudine si era abituato a parlare con se stesso. Questo suo dialogo interiore lo rendeva insonne e non gli faceva trovare mai quiete.
Questa notte però un rumore insolito attirò la sua attenzione. Sentì, infatti, un monotono e continuo ticchettio provenire da un altro ramo del tiglio. Incuriosito il bruco si diresse verso la parte dell’albero da cui proveniva il rumore.
Con sua grande sorpresa vide un uccellino che picchiettava il ramo del grande albero.
Un po’ intimorito il bruco, ormai abituato all’ inevitabile sua solitudine, si avvicinò cautamente a questo nuovo inquieto inquilino.
Il volatile indifferente se ne accorse ma continuò nella sua incessante attività senza prenderlo in seria considerazione. Timidamente e facendo appello ad ogni sua risorsa per trovare il coraggio che gli serviva, il bruco riuscì con un soffio di voce a dirgli: “chi sei e cosa fai in giro a quest’ora della notte ?”.
L’uccello con sufficienza appena malcelata gli rispose: “Io sono un picchio e sto bucando questo ramo per trovare delle larve da mangiare. Anche tu potresti essere oggetto delle mie attenzioni ma sei così piccolo, brutto e poco interessante che non meriti neanche di essere mangiato”. Un po’ spaventato per il rischio che stava correndo il bruco trovò però il coraggio di replicare: “Anche tu mi trovi piccolo ed insignificante. E’ il mio destino, lo so bene, ma ti chiedo se mai ti è capitato di trovare, in vita tua, un altro bruco come me … magari peggio.”
“Oh no, non mi è mai capitato – rispose – in caso contrario me lo ricorderei di certo.”
“Vede signor picchio – disse il bruco – in questo tiglio ho trovato pochi altri bruchi come me e nessuno di loro ha mai voluto stare con me, neanche per un po’ di tempo.”
Il picchio, che non era poi così insensibile, si fermò ad osservarlo meglio. Trovava il bruco, veramente poco interessante, ma pensava di dover fare qualcosa per aiutarlo.
Quando lui era stato un giovane picchio aveva provato qualcosa di simile nei confronti degli altri suoi compagni e gli era rimasto questo senso di disagio che non lo aveva mai abbandonato e lo aveva reso così scontroso. Lui aveva risolto il suo problema decidendo di non affrontarne le cause.
Incolpando gli altri di tutto ciò che gli capitava si era rassegnato ed aveva perso ogni speranza. Nel tentativo di fare, comunque, qualcosa per il bruco disse, senza neanche tanto crederci:
“ Guardandoti meglio, non sei poi così male. Cosa ti fa pensare di non essere considerato dagli altri.”
“ Sai – rispose il bruco – io sono sempre l’ultimo ad arrivare sulle foglie migliori da mangiare. I compagni mi lasciano solo gli scarti e mi deridono per la mia lentezza. Anche nel piegare le foglie e nell’arrotolarle con i miei fili di seta faccio pasticci. Mi riesce meno bene degli altri, così dicono anche i bruchi più esperti che c’insegnano.”
“Probabilmente sei finito sull’albero sbagliato o mal frequentato – disse il picchio. I bruchi sono insetti poco sensibili e, forse, tu hai incontrato i peggiori. Ti consiglio di abbandonare questo tiglio e trovarti un posto migliore: il mondo non inizia e finisce qui. Lasciatelo dire da uno, come me, che ha esperienza.”
Il bruco non molto confortato da questo incontro pensò, però, che forse il picchio aveva ragione e non aveva alternative: doveva andarsene, cambiare ambiente e cercare nuovi rapporti.
Era giunto il momento di cambiare aria e tentare nuove strade.
Cominciò lentamente a strisciare lungo il tronco dell’albero fino alla sua base. Nello scendere vide alcuni suoi compagni che dormivano. Ebbe la tentazione di svegliarli per salutarli ma si trattenne: cosa gli sarebbe servito – si disse – sarebbe stata l’occasione per provare un altro fallimento” .
Era quasi alla base dell’albero quando sentì un lamento provenire da una cavità bassa del tronco.
Guardando bene nell’oscurità della cavità vide un piccolo gnomo che, cadendo dal suo giaciglio, era rimasto impigliato con una ghetta dei suoi stivali ad una nodosità interna dell’albero. Il buco era molto profondo e lui era pericolosamente sospeso nel vuoto. Il bruco senza rendersi conto di quello che faceva, come spinto da un istinto inconsapevole, tesse con grande rapidità una rete di filo sottile ma molto resistente e la calò sotto lo gnomo.
Recuperando con delicatezza e con sicurezza la rete trasse in salvo questo piccolo abitante del bosco che rimase per un po’ sotto shock per il pericolo scampato.
Appena si riprese cominciò a guardare il bruco che, preoccupato per le sue condizioni, lo osservava pensoso.
“A chi debbo la mia salvezza ? – disse – ancora grattandosi il capo dolorante”.
Il bruco raccontò di se stesso ed alle domande dello gnomo rispose con franchezza, con la solita tristezza che lo accompagnava negli ultimi tempi.
Lo gnomo osservava i suoi movimenti, ascoltava le sue parole e si chiedeva come mai dovesse il suo salvataggio ad un essere così insicuro: ogni gesto, ogni movimento del corpo, il tono della voce era incerto ed incoerente con ciò che diceva.
Lo gnomo era un personaggio molto noto fra gli abitanti di quegli alberi. Era abbastanza anziano, ma come sapete, gli gnomi vivono molto a lungo e la sua anzianità era solo un segno di distinzione nella sua comunità. L’avevano soprannominato “Tiglio” perché amava ogni tanto ritirarsi su questo tiglio per meditare e ritemprare il suo spirito.
Gli gnomi vivevano come un insieme di persone ben disposto ad aiutarsi l’un l’altro e Tiglio per la sua saggezza era considerato un capo ed un’autorità per tutti.
Accarezzandosi la lunga barba bianca Tiglio gli disse: “Sei sicuro che altrove troverai quello che cerchi ? Tu hai già in te tutto ciò che ti serve per essere come desideri. Quando hai avuto necessità di usare ogni risorsa ti fosse utile lo hai fatto. Poco fa io pendevo pericolosamente nel vuoto e solo la tua abilità e prontezza sono riuscite a salvarmi. Sarebbe importante sapere cosa ha risvegliato in te queste capacità.”
Per quanto ci pensasse, il bruco non sapeva cosa avesse suscitato questa sua insolita reazione. Era anche lui incredulo di essere stato capace di affrontare, così brillantemente, questa situazione ma ora sapeva che poteva farlo, che aveva in sé ciò che gli serviva e avrebbe potuto usarlo.
Vedendolo immerso nelle sue riflessioni, Tiglio aspettò un attimo e disse: “Io so che tu hai delle grandi risorse di cui forse non sei ancora consapevole e prima di andarmene voglio lasciarti un dono.
Questo ciondolo, a cui sono molto legato – gli disse - mostrandogli un piccolo cilindro di vetro nel quale era racchiuso un piccolo albero di tiglio luminescente, ha la capacità di illuminarsi quando una persona riesce ad essere ciò che desidera, mettendo a frutto tutto ciò di cui dispone.
Quando s’illuminerà, saprai che sei sulla strada giusta. Io ora devo riprendere il mio cammino e raggiungere i miei compagni. Grazie ancora per il tuo provvidenziale aiuto. Sappi che sarai nel mio cuore per sempre”.
Questo incontro aveva molto toccato il bruco. Risalendo sul suo albero, tenendo stretto il regalo che aveva appena ricevuto sentiva di avere ora in sé il ricordo di un momento importante e soprattutto di poter meritare l’attenzione degli altri. Mentre pensava queste cose il tiglio all’interno del cilindro risplendeva con bagliori sfavillanti. Il bruco, come riscaldato da questa luce, si addormentò abbracciato al suo prezioso dono.
Nei giorni successivi si accorse che nel parlare con gli altri era diverso ed anche gli altri a poco a poco se ne rendevano conto. Riusciva ad inserirsi nelle attività comuni con sicurezza e convinzione; ascoltava con attenzione gli altri esprimendo con decisione le sue idee; accettava i piccoli insuccessi come esperienze utili per migliorare e non come fallimenti: la sua vita era diventata più luminosa come le luci che provenivano dal ciondolo di Tiglio.
Un giorno si svegliò e si accorse che i bagliori provenienti dal ciondolo erano più splendenti del solito.
Mentre gli si avvicinava per vedere meglio si accorse che gli erano spuntate due bellissime ali colorate. Nel corso della notte si era trasformato in una meravigliosa farfalla.
Non vide l’ora di affacciarsi fuori dall’albero. L’aria del giorno era tersa, fresca e spiccò il volo verso il cielo blu. Si sentiva pieno di energia ed aveva una felicità immensa. In questa giornata di primavera si unirono al suo volo altre variopinte farfalle. Le farfalle volarono anche sopra al villaggio degli gnomi.
L’anziano Tiglio alzò il suo sguardo e rimase affascinato da questa splendida visione ma, soprattutto, grande fu la sua gioia quando vide volare nel cielo azzurro una farfalla particolarmente sgargiante con al collo il suo ciondolo. Per un attimo s’incrociarono i loro sguardi e si sentirono molto vicini.

Non so se gli abitanti della casa a fianco del tiglio conoscano questa storia ma so, per certo, che nei momenti più difficili della loro vita, guardando o  riposando all’ombra delle frasche del grande albero di tiglio hanno sempre trovato serenità e sostegno.

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venerdì, 13 giugno 2008
Postato da daphnee

Come tutte le mattine furono i raggi del sole a svegliarla presto. Si sentiva diversa tutte le volte che la luce la baciava, sembrava caricarsi e poi non aver dormito, dato che aprendo gli occhi si sentiva sveglia come se  avesse passeggiato tutta la notte saltando da una nuvola all'altra. I fiori erano sempre lì belli anche con i petali bruciati e le formiche. L'aria ed il mare avevano la stessa purezza mentre raccoglieva i lunghi capelli, lasciando libero il collo bianco ed il viso dolce e romantico incantato dal blu sfacciato delle nuove ortensie. Profumo di caffè, poi di salsa di pomodori freschi, di salsiccie,involtini e polpette. Sarebbero arrivati i parenti e sua cugina a momenti. Era tanto che non la vedeva, più di un anno forse e voleva guardarla negli occhi, per cogliere finalmente non un barlume, ma una luce calda e viva di serenità. Si abbracciarono forte emozionate, mentre la zia riempiva la tavola di limoni freschi e profumati, di olive , verdura e due crostatre di mele e marmellata d'arance fatte in casa. Alessio, il nuovo arrivato, era curioso di vedere chi fosse la testimone di nozze della sua futura moglie, era curioso di conoscere il mondo fatto di colore e calore tutto meridionale, di cui la donna che amava gli aveva sempre parlato, descrivendogli ogni piccolo dettaglio della vita così diversa da quella più fredda e frenetica di quella del nord, luogo in cui era nato e cresciuto. I cani l'avevano accolto in maniera affettuosa, persino il gatto aveva fatto lo stesso e questo era sicuramente un buon segno. Angela guardandolo rimase stupita nel vedere la somiglianza fisica con lo zio. Si dice che le figlie scelgano a volte come marito un uomo che somigli al padre e questa volte era stato proprio così, sua cugina aveva scelto un uomo che somigliava nell'aspetto a suo padre. Mentre l'odore del sugo stuzzicava l'appetito le sembrava di rivivere scene del passato, un bellissimo e lontano passato, fatto di riunioni e chiacchierate, racconti sul divano mentre i gatti aspettavano cibo dalla finestra. Forse Angela aveva preso il posto della nonna, forse lei era il centro di riunione tra nord e sud, tra cuore e mente, sogni e realtà, gioie e dolori. La sua casa era piccola, ma gioiva di quei passi, delle porte che si aprivano, delle risate che fragorose e felici tra le mura risuonavano. Guardava tutto come fosse fuori dal tempo, guardava il passato farsi presente e riproporsi nel futturo, mentre Alessio veniva calorosamennte accolto tra domande e risposte nella famiglia di sua nonna, nella sua famiglia. Sembrava tutto come allora, come quando era bambina e le stanze erano piene, qualcuno in cucina, qualcun'altro nella sala da pranzo, altri ancora fuori in terrazza come le lucertole al sole. Come allora, come a casa della nonna anche qui si parlava dei problemi, poi di cibo, di ricordi, dei preparativi del matrimonio, del mare, del paesello natio.Tra torte,gelato e caffè il pomeriggio trascorse piacevole negli occhi e nel cuore mentre gli uomini davano consigli al futuro sposo su come difendere i propri spazi in tutte le stanze e negli armadi. Era lì la  nonna, forse era  lei,Angela, ma senza trecce raccolti sulla nuca, senza abiti scuri ed accento calabrese, senza il suo nome che non portava. Forse era lì ad accogliere come aveva sempre fatto, ma non più a casa sua bensì in quella della nipote, che si riempiva di storie ,di inizi e di fine. Dopo qualche ora andarono via i futuri sposi assieme alla zia  lasciando il posto ad altre storie raccontate da altri amici attorno alla stessa tavola imbandita che pareva tirar fuori le parole e l'armonia. Angela si ritrovò nel letto sfinita e felice col sapore della vita nella bocca dell'anima, col sapore dell'amore che le era stato insegnato, mostrato ,che aveva assorbito  a modo suo osservando spesso col suo timido silenzio. Lo stesso silenzio che si era trasformato in musica dolce e nostalgica, la stessa  che lei sentiva quando era bambina seduta sul baule di ferro, seduta sugli scalini della terrazza o in mezzo agli adulti che parevano raccontare fiabe col finale a sorpresa. Non riuscì a leggere quella volta, come faceva tutte le sere, neannche una pagina del suo libro, che aspettava ansioso sul comodino. Altre storie la vita le aveva proposto quel giorno, erano scritte o da scrivere ancora. Venivano da lontano e riscaldavano il presente come la luce calda delle candele, quelle di una volta che davano un aspetto magico,quasi irreale alla notte, alle case,ai bisbigli, ovattando la durezza e la disperazione a volte, addolcendo e smussando il dolore negli angoli degli occhi, lasciando intravedere una bellezza semplice e superiore nei piccoli vicoli e ai bordi della vita.

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mercoledì, 11 giugno 2008
Postato da daphnee

Piovve la notte nei miei occhi
vestendomi l'anima di stelle
mentre la luna cullava l'amore di un'ombra gemella
Sorprendono le rotaie del destino
turbando col vento i miei petali di zagara
Sei nel luogo dove spariscono le nuvole
ma io conosco ogni fessura di cielo
e mentre gli alberi pregano
sono con te
come la forza delle radici che frenano la terra
abito il tuo vuoto
e so che mi senti come l'aria che respiri

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venerdì, 06 giugno 2008
Postato da daphnee

 

Lei trentanove anni, lui trentadue, lei siciliana vive a Milano, lui studia a Palermo. Tre anni insieme tra alti e bassi. Nella sala d’attesa lei (le avrei dato 30 anni) mi nota subito e mi sorride,dopo poco si avvicina presentandosi e capisco dai gesti e dallo sguardo che le faccio simpatia. La sua energia è buona. Comincia a raccontarmi dei suoi problemi sul viso, del suo sentirsi insicura al lavoro, tra la gente, con se stessa. Mi dice che si vergogna di uscire con quella peluria sul viso, che i medici sbagliando le cure, le hanno fatto aumentare invece che diminuire. Io la trovo carina, gli occhi mi colpiscono, sono espressivi,neri, grandi e tondi con le ciglia folte. E’ bionda ,i capelli poggiano appena sulle spalle, ha le curve al punto giusto ed una pancetta sensuale. Indossa una magliettina rossa e dei pantaloni chiari a vita bassa .La rassicuro dicendole che anch’io anni fa avevo avuto per quasi due anni un brutto problema al viso ed uscivo lo stesso, nonostante la gente mi fermasse per strada ( a Cefalù ci si conosceva tutti) chiedendomi cosa mi fosse successo. Nessun medico era riuscito a capire cosa avessi,i medicinali peggioravano la situazione, così lo sfogo fu attribuito come sempre allo stress. Lei mi dice che si sente diversa e non accettata, anche se sa che in realtà la prima a non volersi bene è proprio lei. Col ragazzo i rapporti sono difficili. Mi trova pesante,mi dice, gelosa,insicura e depressa. Posso capirti ,un rapporto a distanza è difficile da vivere, la fiducia però è fondamentale, le rispondo. Così mi racconta i dialoghi, le telefonate, gli sms, i suoi dubbi. Cosa devo fare mi chiede? Sembra  che lui voglia lasciarmi,io ci tengo, ma mi vuole più magra e più allegra e soprattutto che non lo assilli. Cosa devo fare? Prova a parlargli ancora, io ti vedo bene fisicamente, credo siano più importanti altri fattori in un rapporto di coppia, le dico .Io ci tengo , è importante per me, continua a ripetere. Allora sorridi un po’ di più e poi per quanto riguarda la fiducia ascoltati meglio, una donna sa, sente quando l’amore c’è o è finito. E’ il mio turno, noto che non vorrebbe lasciarmi, le auguro che tutto si risolva per il meglio e le dico con un occhiata d’intesa che la penserò. Le si illumina il volto a queste parole,mi ringrazia ,la sento felice e vado via. Non ricordo il suo nome eppure sarà tra i miei pensieri positivi. Probabilmente non la rivedrò mai più, ma entrambe ci ricorderemo una dell’altra ne sono certa. Grazie per avermi ascoltata mi ha detto sorridendo ed io l’ho salutata col mio sorriso più bello ed un andrà tutto bene. Rientro a casa, ripenso alla mia ultima poesia.. ad una carissima amica ed al suo dolore di questo momento. Apro la posta e trovo una delle più belle lettere  d’affetto che abbia ricevuto in vita mia proprio da lei. Ho le lacrime agli occhi, mi sento molto amata e tutte le volte che questo amore mi arriva forte mi lascia stupita,senza parole . Dentro me Ringrazio ancora una volta per tutto,proprio tutto.. ed il mio cuore sembra allargarsi ancora..

 

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martedì, 03 giugno 2008
Postato da daphnee

Tutte le volte che mi allontano da quella parte di me che Sente, la sofferenza che ne ricavo è enorme. Quando mi adeguo alla normalità, ad una forzata razionalità, alle ingannevoli risposte, soffro e la mia sofferenza è quella dell'anima non del cuore. Pensavo che l'amore che porto dentro fosse del cuore, ma non è così, arriva dall' Essenza. Ho capito che questo mio sentire è la realtà più vera. Capita confusa da tutto ciò che mi circonda, di fare qualche passo indietro in un mondo materiale, freddo , cinico che non mi appartiene e così facendo non sento più i suoni ed i profumi. Quale grande pace quando finalmente comprendo e ci credo, credo in ciò che so da sempre, sperimentato mille volte, messo in dubbio mille volte. Ma poi qualcosa mi riporta sempre allo stesso punto, il dolore mi chiarisce tutto e nel dolore ritrovo il sorriso a quell'incomprensibile che mi riveste e riempie ed accetto nuovamente. L'inquietudine scompare e torno a raccontarmi, a scrivere storie che ho visto o che ho vissuto affinchè respirino ancora tra le righe per non ossessionarmi, liberando quell'intensità che mi divora il cuore, dando spessore ai pensieri, sorriso, dolore, graffi di pioggia alle finestre e bagliori di sole. Nel mio profilo voli lontani, soffi leggeri di amorevoli pensieri, nel mio profilo la reale o illusoria angelica bellezza. Le storie mi cambiano un pò e vivono per sempre sui fogli come formule magiche che leggendo danno vita all'intimo e calmano un fuoco che pare sacro. Il calore delle emozioni fa brillare la vita nei miei occhi e l'anima si illumina trasmettendo vibrazioni nell'aria che si espandono all'infinito giungendo forse dove ce n'è bisogno. Troppo rumore assorbe il silenzio e l'essenza vera delle parole. Lo stomaco , è sempre il mio stomaco a farmi capire, diventa una palla, poi il cuore impazza e qualcosa arriva prima all'anima, poi agli occhi e sulla pelle. Così scopro la menzogna e la verità germoglia producendo effetti sorprendenti che hanno il sapore della pace. Ogni evento ha il suo corso, il suo tempo tra bisbigli e melodie sconosciute. Ogni evento serve, può essere inizio o fine d'altro, avvicina o allontana, crea nel distruggere qualcosa di prezioso: la conoscenza. Scelgo ancora come, cosa essere, in cosa credere..Indosso l'azzurrino del cielo sapendo che la mia vita è solo la continuazione della storia di altri, un intreccio affascinante di generi diversi nel libro più prezioso che conosco: il cuore.

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sabato, 31 maggio 2008
Postato da daphnee

Il grido dell'Alba mi sveglia tutte le mattine

e nei miei occhi sorge sempre il sole

Le mie parole sono Donne che hanno amato

combattuto e pianto

vendendo l'innocenza al tempo

Cade la notte dai rami frondosi di speranze

dignità ed un pò di saggezza tra le mie ciglia umide

Continua a crescere la Vita come un albero maestoso dentro me

come un fiume che scorre

un treno che viaggia tra nostalgie e desideri

attimi di gioie e di dolori che fuggono

e sono già passato

Si è portato via le mie parole il mare

e le mie orme

ma i miei passi sono ora le sue onde

La foto è mia scattata da Dinnamare, cliccate sulla parola per leggerne la storia.

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lunedì, 26 maggio 2008
Postato da daphnee

cefalù maggio 2008

Ho lasciato i miei occhi tra le ginestre gialle e gli oleandri rosa

Nel tremolio dell’aria calda dell’asfalto che s’alzava

E tutto pareva miraggio e sogno

Li ho lasciati nel nero dello sguardo dei merli e nel loro becco giallo

Nelle Eolie avvolte da un alone bianco e misterioso

Nel verde maturo della campagna e nella rocca ed il suo faro

Ho lasciato i miei occhi tra le strade e i  petali di rose profumate

Balcone Cefalù addobbato per festa Corpus Domini

Tra le coperte in bella vista nei balconi

Ed in una processione di sguardi e preghiere

Li ho lasciati al sole che tramontava

Ed al mare che bellissimo l’accoglieva

Mentre la commozione improvvisa mi prendeva l’anima

Il sole mi chiamava dolce sovrastando racconti

Gioie d’incontri e pensieri del mio mondo

Un gabbiano sopra una delle torri del Duomo

Il canto del mare tra gli scogli

E le case vive consumate dalla luce e la salsedine

Cefalù Maggio 08

Ho lasciato che il cuore fosse i miei occhi

Mentre l’anima ritrovava la sua pace

Ancora tra le ginestre gialle,gli oleandri rosa

Ed un Cielo di voli di rondini

Abbracciata da una Terra madre e benedetta

Che così mi ha fatta

Odorosa di zagara rosa e gelsomino

Ho lasciato che i miei occhi Vedessero

Mentre il sole con sé mi portava

E che la mia anima si facesse carne

Segnata da graffi e baci appassionati

 

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giovedì, 15 maggio 2008
Postato da daphnee

 

 In attesa che ritorni la voglia di scrivere vi lascio un saluto e questa splendida immagine di chantal j
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martedì, 13 maggio 2008
Postato da daphnee

cuore  di chantal j

 

Amavo un tempo il mese di maggio

quando era tiepida la primavera

e le mie mani piccine profumavano di fragole ed erba nuova

Amavo quel sole che mi baciava senza chiedermi nulla

solo un sorriso, solo un sorriso

Mi portò un giorno la più bella passione tra le rose nuove

poi cominciarono giorni di vento

e le rose sfiorivano, i petali erano bruciati

anche se un uomo bagnava l'arida terra di acqua raccolta

Guardavo l'uomo e le rose

ed il vento mi sconvolgeva i capelli

Mi portò un dolore di spina

ed un gatto che mi leggeva negli occhi

Quest'anno mi ha portato un miracolo e parole dolci d'amore

Amavo un tempo il mese di maggio

ma il vento sciupa le rose

anche se l'uomo innaffia la terra

il vento mi sconvolge i capelli

e butta la terra dentro i miei occhi

Amo ancora questo mese nonostante il vento,la terra

e le rose sciupate

e tutto sembra non avere un senso

fuggono i giorni ed io t'amo ancora

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lunedì, 12 maggio 2008
Postato da daphnee

Come aria fresca di primavera amore mio

entrai nella tua stanza illuminata da  luce bianca e blu

di luna e notte

eri lì immobile

seduto accanto al letto con gli occhi chiusi

le mani sulle ginocchia

mi aspettavi

ti guardai

il mio viso accanto il tuo

poggiai le mie mani trasparenti sulle tue

mai Amore e gioia più grande avevo provato

Lei bella dormiva serena

Sono sempre con te

mi dicesti

e volai via da quella finestra

incontro alla notte più serena della mia vita

mentre la tenda lieve danzava silenziosa

Tornasti da me

non ti vedevo

le tue mani sulle mie Amore

ed un calore ed una luce

il calore asciuga le mie lacrime

la luce illumina il mio cammino dentro te

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